Sim Sala Bim! Parola di Silvan (articolo pubblicato su “&co. Magazine”, gennaio 2011)

Per Aldo Savoldello, di natali veneziani, ma da anni cittadino dell’Urbe, la vita non è un sogno, ma un’illusione. Diventò prestidigitatore professionista negli anni sessanta, che non aveva ancora vent’anni e con il nome di Silvan varcò i confini (anche televisivi) nazionali per approdare oltre oceano, alle soglie della Nuova Frontiera (si legga Usa). Tanto da meritarsi, per ben due volte, nel 1990 e nel 1999 (è l’unico non statunitense ad esserci riuscito),  l’ambito premio Magician of the Year (Mago dell’anno), consegnato direttamente dall’Accademia delle Arti magiche di Hollywood. A suggellare una carriera, comunque non ancora conclusa, costellata di illusioni. Alla stregua dei suoi grandi colleghi del secolo breve: da Houdini a Copperfield. Non male per un ragazzino che, come a lui piace ricordare, aveva iniziato ad esibirsi in oratorio, quasi per scherzo, per poi essere catapultato nell’infinito Regno di Fantasia. Ma, in fondo, gli sono bastate solo tre parole: Sim Sala Bim!

Quando ha mosso i primi passi nel mondo della Magia? Da quando avevo 7 anni, il bacillus magico ha condizionato la mia vita facendomi scoprire un mondo irradiato da  una luce e una gioia infantile mai spente.

Quando ha compreso che seguire orme magiche sarebbe stato il suo destino? A Venezia, avevo 11 anni. Nella palestra dell’Oratorio don Bosco adibita a teatrino. Alla fine dello spettacolo, durato 4 ore e mezza (probabilmente per aver preso un colpo di sole in testa…) ricevetti, dai preti e laici, una valanga di complimenti. Mi sembrò di essere un marziano: suscitai domande stravaganti, bizzarre e curiose. Ciò avvenne perché a quei tempi, si poteva assistere di rado all’esibizione di un prestigiatore. Esternavo la volontà di stupire anche da chirichetto: quando attendevo con impazienza la celebrazione di un  funerale, catturavo l’attenzione degli astanti, inchinandomi due o tre volte attorno alla bara e facendo volteggiare il turibolo per creare fumate dense d’incenso. Ricordo gli occhi di don Oreste: inarcate le sopracciglia, mi scrutava, disapprovando il mio atteggiamento e in sagrestia, mentre si toglieva la tonaca, diceva: “ Aldo tropo fumo, ti gà messo tropo incenso ostrega!”.

Il termine “Mago” possiede un corredo di significati similari, tra cui spicca un’antica derivazione persiana che riporta al concetto di purificazione… Non mescoliamo l’arte della prestidigitazione con la magia esoterica torbida e inquieta che sbrigativamente promette la purificazione della materia e dello spirito. Senza intenti funambolici o pseudo culturali le dico che nessuno ha mai dimostrato l’esistenza di forze occulte e sovrannaturali. L’illusionista ha il solo compito di creare un’illusione attraverso il trucco: un artifizio onesto, insito nella sua professione allo scopo di  intrattenere, stupire e divertire chi assiste ai suoi spettacoli. Certo, scandagliando nella nostre fragilità e paure inconsce, è facile scoprire che l’uomo è alla ricerca di un toccasana infallibile e miracoloso.

Qual è la Sua idea di magia? La Magia è quella che vediamo ogni giorno: l’alba, il tramonto, quando, disteso sul prato, scruti il cielo accarezzando con le dita i fili d’erba. La Magia è guardare negli occhi le persone che ami e tutto ciò che fa bene all’anima, la illumina, l’accende di entusiasmo e ti aiuta a sentirti felice nella quotidianità.

Quanto conta lo spettatore nel riflettere l’illusione da Lei generata? Moltissimo. Sono innamorato del mio pubblico. Il suo giudizio e la sua approvazione mi hanno aiutato a diventare quello che sono.

E quanto è importante il fascino del Mago? Il mago deve essere credibile in ciò che fa, capace di creare quella magia che gli spettatori attendono di ammirare, coinvolgendoli ed emozionandoli. Una precisazione: la magia, intesa come prestidigitazione, credo meriti l’appellativo di arte solo al 10%. Anche nel campo della  pittura, scultura, musica e via dicendo, non si può parlare di arte pittorica per migliaia di imbratta tele o di arte musicale per qualcuno che strimpella al pianoforte. Arte è una parola sublime, piena di significati. Esalta le capacità di invenzione, di espressione di competenza e precisione.

Il Mago è ancora depositorio di alcuni retaggi simboloci, come la famosa bacchetta. Quanto è profondo il legame tra Magia e passato? La magia è nata con l’uomo. Abbiamo sempre cercato di trovare risposte al precipitare della pioggia e al calar della notte, rivolgendoci al sapiente, al saggio, al vecchio, che, sia per conoscenza sia per invenzione, sfruttava il potere a lui riconosciuto per presentare gli eventi naturali come manifestazioni divine. I Sumeri usarono il termine “imga” per definire il mago-sacerdote, gli Assiri “maga”. “Rab-mag” era lo stregone di Caldei e Babilonesi e “magus”, derivante dall’antico persiano “magush”, lo era per i latini. Tra gli oggetti, il bastone magico, antica versione della bacchetta magica (simbolo originario del potere), è nella cultura e nell’iconografia Hindu, Buddista e Cinese Taoista. L’Antico Testamento narra che Mosè lo usò per far scaturire l’acqua dalla roccia e dividere il Mar Rosso, lo tramutò in serpente davanti al faraone, per favorire l’esodo degli ebrei. Nel medioevo, la bacchetta veniva ricavata, all’alba, da un albero magico, il cipresso, con un coltello, sulla cui lama, i raggi del sole dovevano riflettersi. Poi veniva  immersa per una notte nel sangue del toro per infonderne la forza. Ancora oggi, la bacchetta  non ha perso il suo fascino. Basti pensare ad Harry Potter.

Per quanto riguarda i luoghi adibiti agli spettacoli di prestigiazione, com’è messo il nostro Paese? In Europa la situazione non è rosea. In Italia ci sono molti prestigiatori bravissimi e di talento che non hanno l’opportunità di esibirsi. Mancano teatri, music-hall e luoghi deputati per farlo. La maggior parte di essi è sovvenzionata dallo Stato solo se  rappresenta opere teatrali tradizionali. Le uniche risporse sono le “piazze” di provincia ed i ristoranti. Mode importate dagli Usa, come la street magic, eseguita ai passanti in strada che mi ricorda i girovaghi e mendicanti  medievali. Sempre in Usa, alcuni prestigiatori per trenta denari e ignari delle possibili nefaste conseguenze per la categoria, hanno  oltrepassato il limite etico, svelando nei dettagli, in programmi televisivi nazionali, i trucchi dei loro colleghi, suscitando, dai medesimi, indignazione e proteste. Altri prestigiatori, sedicenti “innovativi”, hanno abusato della Tv, ricorrendo per le loro “illusioni”  ad effetti speciali computerizzati in post produzione, come accade nei spettacolari film di ultima generazione, inoculando, nello spettatore, dubbi sulla loro reale abilità. Comportamenti di questo tipo danneggiano le  nuove generazioni che vorrebbero intraprendere un’onesta carriera professionale sulla scia della tradizione. Perché la magia, quale arte antica, può essere attualizzata e modernizzata senza dimenticare mai la sua radice teatrale. Tanto che molti maghi continuano a presentare effetti dell’inizio del secolo scorso, come la donna tagliata in due pezzi, il baule per la metamorfosi e la levitazione. Per i giovani, l’alternativa  più allettante e finanziariamente valida è offerta dalle navi-crociera che propongono spazi artistici dignitosi con mesi e anni di contratto.

Quali sono pregi e difetti del Mago Silvan? Il mio pregio è il grande entusiasmo, profondo, durevole e non limitato, per la professione, che non si esplica solo nell’apparire in TV, in teatro o nei miei spettacoli itineranti, ma anche nel coltivare letture storiche e ricerche  settoriali, rivolte a nuove soluzioni per stupire il pubblico. Non trascurando di aggiornarmi con grandi maghi in tutto il mondo. Non passa giorno che non esegua un gioco di prestigio, che non sfogli un libro o una rivista magica e che non parli di magia coinvolgendo anche i miei adorati nipotini, Giacomo e Francesco. Il mio più grande difetto è la totale mancanza di diplomazia e di tolleranza verso  persone che in passato, approfittando della mia popolarità, hanno tratto vantaggio, rivelandosi in seguito sleali.

Per concludere, potrebbe narrarmi un episodio curioso o un aneddoto, della sua prestigiosa carriera? Ero a Versailles per esibirmi durante l’incontro del G7, al quale partecipavano Francois Mitterand, Helmuth Schmidt, Margareth Thatcher, Zenko Suzuki, P.Elliot Trudeau, Giovanni Spadolini e Ronald Reagan. Dopo lo spettacolo, fui invitato a prendere un cocktail in loro compagnia. Su loro richiesta e fuori dal protocollo, ebbi il privilegio di continuare  ad intrattenerli con giochi di prestigio tanto che Reagan esclamò:  “You are amazing! I would like to invite you  at the White House !”. Per un ragazzino che aveva mosso i primi passi in un oratorio parrocchiale, mi sembrava di toccare il cielo con un dito.

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