Intervista all’arciere Mauro Nespoli medaglia d’oro a squadre a Londra 2012 (articolo pubblicato su “&co. Magazine”, ottobre 2012)

Aveva nove anni la prima volta che prese in mano un arco e da quel momento decise di non mollarlo più. Mauro Nespoli era all’Aprica, vicino a Sondrio, con i genitori quando si stava organizzando il campionato italiano all’interno dei boschi e venne data la possibilità ai villeggianti, mentre veniva preparato il terreno per la gara, di vestire i panni dell’arciere. “Quale amante della storia e delle ambientazioni medioevali, vedevo il tiro con l’arco come una pratica circondata da un’aurea romantica e mistica” racconta Mauro, raggiunto al telefono.  Un’aurea che ha avviluppato anche il nostro arciere portandolo fino a trionfare in due Olimpiadi, prima argento a squadre a Pechino 2008 (insieme a Marco Galiazzo ed Ilario di Buò) poi oro a Londra (con ancora Galiazzo e Michele Frangilli). Traguardi raggiunti dopo aver collezionato due volte la medaglia gialla a livello individuale nei campionati italiani (2003 Brescia e 2005 Bergamo), altre due volte in quelli europei (da solo a Silkeborg nel 2005 ed in squadra a Vittel nel 2008) ed una volta ai mondiali (a squadre) a Dover nel 2007. Senza contare i bronzi e gli argenti messi fin ad ora in bacheca durante l’arco (qui è il caso di dirlo) della sua carriera. “Entrai nella nazionale giovanile nel 2002 con Luciano Malovini come istruttore, che già mi conosceva e seguiva da tempo. E’ stato il mio prmo allenatore e lo è ancora” spiega l’arciere di natali vogheresi (in provincia di Pavia). “Ma devo molto anche a Filippo Clini, istruttore con il quale sono entrato a far parte della nazionale maggiore nel 2006”. Due anni dopo, fu tra i selezionati a volare alle Olimpiadi cinesi. “Come mia prima esperienza olimpica, mi sono fatto trascinare dai miei compagni di squadra. Diciamo che ho cercato di limitare i danni” scherza lui. Obiettivo raggiunto direi, visto il secondo posto assoluto, gli rispondo. Poi è stato il turno di Londra. “In Inghilterra ero più consapevole dei miei mezzi, con l’esperienza maturata nei quattro anni precedenti. La squadra italiana è arrivata già competitiva a livello europeo, ma con qualche problema di continuità” spiega l’arciere. “Sapevamo che la squadra da battere sarebbe stata la Corea e mi aspettavo qualcosa di più dalla Gran Bretagna, anche perché giocava in casa”.

Frangilli, Galiazzo e Nespoli sul podio a Londra

Alla fine, dopo qualche rischio con il Messico in semifinale, i nostri hanno trionfato contro i nordamericani. Non senza qualche sussulto a causa della conformazione del campo di tiro. “Le tribune laterali erano molto vicine e formavano una barriera per il vento: in pratica era difficile calcolarne la direzione per riuscire a calibrare il tiro su un bersaglio posto a settanta metri da noi”. “Con il mio allenatore – continua Nespoli – ho deciso di calibrare l’arco in modo che la freccia potesse uscire più tesa, quindi meno incline alle oscillazioni”. Così facendo la freccia ha una velocità di uscita di 25 o 30 km/h maggiore rispetto alla media e raggiunge, al massimo, i 245 km/h contro i circa 220 canonici. Una scelta che si è rivelata efficace. Alla fine, il sogno di una vita è stato coronato. “Quello che ho imparato dai miei compagni di squadra è che, anche se hai talento, senza allenamento costante né abnegazione, è difficile raggiungere obiettivi come questi”. E il training per un arciere non è cosa da poco. “A livello fisico, oltre alla palestra per rinforzare arti superiori ed inferiori, faccio molta corsa, per rallentare i battiti cardiaci e avere migliori risultati al momento del tiro”. “Con l’arco mi alleno sei o sette ore al giorno, la quantità aumenta lontano dalle competizioni: più ci si avvicina e più si lavora invece sulla qualità e si affina la precisione”. Mauro Nespoli, come già i due suoi compagni di squadra alle olimpiadi inglesi, fa parte del gruppo sportivo dell’Aviazione militare. Come società è rimasto negli arcieri di Voghera, dove è anche istruttore. Progetti per il futuro? “Laurearmi in Scienze Motorie e prepararmi per i Giochi del Mediterraneo che si terranno nell’autunno del prossimo anno” risponde senza incertezze il nostro Robin Hood, che dopo i saluti torna ad allenarsi.

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