Intervista a Chris Lemmon (articolo pubblicato su “&co. magazine”, gennaio 2013)

Chris Lemmon headshot

Chris Lemmon

Alcuni anni dopo la morte di suo padre Jack, l’attore e autore Chris Lemmon (sua madre era Cynthia Stone, attrice della Tv) ha deciso di raccogliere in un volume le memorie di una vita passata al fianco di una icona del grande schermo: un genitore tanto celebre con il quale ha voluto e saputo confrontarsi. Il libro, intitolato “Twist of Lemmon”, pubblicato con la prefazione di Kevin Spacey, è diventato ora uno spettacolo teatrale scritto dallo stesso Chris, che sta girando vari palcoscenici, partendo dal Connecticut dove vive con la famiglia, per raccontare e raccontarsi in una girandola di ricordi, note (suonate da lui al pianoforte) risate ed emozioni…

 

Entrambi i tuoi genitori erano attori. Tu hai cominciato come pianista classico e poi…

Per la maggior parte della mia vita ho provato a diventare tutto fuorchè un attore, spaventato com’ero di seguire le orme di un King Kong come mio padre. E comunque ero ben lungi anche  dall’essere un pianista. Insomma, alla fine, recitare fu inevitabile! Cominciai a lavorare a 21 anni per pagarmi le bollette e continuai. Gli affari mi sono andati bene, anno dopo anno, ed ora mi ritrovo progonista di uno show scritto da me in cui recito e suono il piano. Meglio di così!

Cosa ti ha spinto a scrivere il tuo libro?

“Twist of Lemmon” è stata una esperienza catartica dopo la perdita di mio padre. Jack non fu solo un genitore, ma anche il mio migliore amico. La sua scomparsa fu devastante. Trovai rincuorante mettere nero su bianco i nostri ricordi. Solo dopo decisi di pubblicarli, perché sentivo di avere una storia abbastanza valida da raccontare e, cosa più importante, un tributo ad un uomo per cui valeva la pena farlo.

Nel tuo show si ritrovano le atmosfere degli anni ’60. Quanto sono importanti i ricordi nella tua vita?

Ottima domanda! I ricordi  sono il motivo per cui ho cominciato a scrivere “Twist of Lemmon”. Sono doni che noi riceviamo durante la vita. In parte gli anni ’60 fanno da sfondo al mio libro, dove si tocca il tema della perdita dell’innocenza, anche collegata alla realtà in cui viviamo. Una sezione dello show è dedicata a quella decade, vista come un campo di battaglia tra gli innocenti ’50 e i tumultuosi ’70. La domanda è: la nostra società sta perdendo la sua innocenza a passi sempre più rapidi in questa era tecnologica? Difficile rispondere.

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All’uscita dall’ufficio di Billy Wilder nel 1959

Gli facevo sempre visite a sorpresa e nel mio libro ho ricordato le più divertenti. La mia preferita è quella sul set de “La Grande corsa” (1965, ndr.). Blake Edwards, il regista, aveva dato a tutti gli attori dei golf cart, addobbati in modo che assomigliassero alle macchine che usavano nel film ed ogni giorno a pranzo li guidavano per tornare al bar, gareggiando, tagliandosi la strada e facendo evoluzioni, proprio come succedava nella pellicola! Che ricordi!

Cosa ha significato per te recitare al fianco di tuo padre?

Mio padre ed io ci somigliavamo molto e ci muovevamo più o meno allo stesso modo quindi era chiaro fossimo imparentati. Dal momento che non si può essere sempre padre e figlio sulla scena, lavorammo insieme una volta soltanto. Era una commedia famigliare, scritta e diretta da Blake Edwards (Così è la vita, 1986, ndr.). Tra i protagonisti anche sua moglie Julie Andrews e i loro figli. Nonostante mio padre ed io recitammo fianco a fianco in una sola occasione, rimane una delle mie più profonde esperienze professionali.

Esperienze che ti hanno portato a fondare, nel 1993, una casa di produzione attraverso la quale puoi lavorare accanto a Charlie Matthau, il figlio dell’altra metà della strana coppia. La vostra ultima fatica è “Pubblicity Stunt” che vede Gene Hackman tra i protagonisti…

Ho creato la Stone Manor Productions insieme a mia moglie Gina Raymond. Sono fiero della qualità che abbiamo raggiunto, anche se guardiamo sempre al futuro. Mio padre una volta mi disse “Se riesci ad arrivare al cuore anche solo di una persona, vorrà dire che hai fatto bene il tuo lavoro”. Ora questo è il mio credo e faccio del mio meglio ogni giorno per mantervi fede. Per quanto riguarda Charlie, sono emozionato di lavorare con lui. “Pubblicity stunt” è una pellicola scritta da me: un omaggio alle commedie del passato (come “A qualcuno piace caldo” oppure “Questo pazzo pazzo mondo”) e ai grandi attori che ancora sono con noi: Don Rikles, Sid Caesar, Johathan Winters e altri. E’ giusto che sia Charlie, uno dei miei migliori amici, oltre che un regista di talento, a guidarli sul set.

Un ricordo incancellabile di tuo padre…

Non posso dimenticare il torneo di Golf a Pebble Beach (Pebble Beach Pro/Am Golf Tournament, ndr.). Per 35 anni mio padre ha partecipato con un solo scopo: passare il taglio e giocare di domenica. Non gli importava vincere. Ci ha provato per 35 anni e non è mai riuscito a passare quel dannato taglio! La cosa bella è che non smise mai di tentare: rifiutava la  sconfitta. Era un gentiluomo, generoso. Affrontava la vita con umiltà e dignità vere. Era semplicemente Jack Lemmon e sono grato di ogni singolo momento che ho avuto la fortuna di trascorrere con lui.

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