Il ruolo della Poesia – Dialogo con Franco Loi (articolo pubblicato su “Il Settimanale pavese”)

Si scrive perché la vita sia più vera. Parola di Franco Loi, nato a Genova (nel 1930) e milanese di adozione; nei suoi componimenti poetici in dialetto meneghino si ritrova il senso di un popolo, la sua forza comunicativa, ricca, antica e nuova al tempo stesso.

franco-loiNegli anni del secondo conflitto mondiale, lei abitava non lontano da piazzale Loreto…

Precisamente in via Teodosio. Ci arrivai a sette anni e fui malmenato da una banda di ragazzini: non mi volevano, per loro ero straniero. Poi, nel 1939, costituii una società antifascista: eravamo una decina di bambini; di nascosto scrivevamo lettere, contro la dittatura, da infilare nelle cassette postali di quelle ville che credavamo essere proprietà di ricchi fascisti. A guerra finita, scoprimmo che i proprietari non erano per niente fascisti…

Quanto contano quelle esperienze?                                                                                            

Tantissimo. Ho visto il primo bombardamento a Milano; non posso dimenticare i morti sotto le macerie, i partigiani fucilati a piazzale Loreto e Mussolini a testa in giù. Dalla guerra ho capito che se gli uomini si conoscessero più a fondo, non andrebbero incontro ai medesimi errori. Dopo il ’45 cominciai la mia attività politica, mamma era comunista e papà simpatizzante. Ne uscii nel ’69: da idealista, quando mi sentii tradito dagli amici, capii che il mondo della politica non era per me. Nello stesso anno mi diedero addirittura del fascista perché scrissi per il teatro una parodia del comunismo: presentai la pièce a Dario Fo, ma non ne volle sapere.

Il tema della conoscenza, quasi una sete di dantesca memoria, torna spesso nelle sue poesie…        

La conoscenza è la base di ogni civiltà. E la poesia dialettale è esplorazione del linguaggio del popolo. Il dialetto, al contrario della lingua italiana che è statica, si evolve, cambia perfino da rione a rione grazie all’opera della gente comune, dei lavoratori che lo parlano, lo rinnovano. Dante diceva che i romani parlavano una lingua di secondo grado, la grammatica, mentre il volgare è quella autentica, che tutti impariamo fin da piccoli dalla nutrice.

Qual è il ruolo della Poesia?                                                                                                                 

Come le altre arti, la Poesia è una via per conoscere se stessi, serve a chi scrive e a chi legge. Non è l’applicazione delle regole; nasce dalla nostra coscienza, dal nostro io più remoto. La poesia dialettale, quale portatrice di musicalità e ritmo, si può accostare, nella mia visione, alla musica classica, leggendola si toccano corde sconosciute che ti fanno capire qualcosa di te che non sapevi.

 

 

 

Tommaso Montagna

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